Sola-horn

Inauguriamo l’italianizzazione di queste pagine con un’avventura fresca fresca, direi ben oltre mezzo metro di freschezza!

Date le recenti nevicate in terra dei cugini svizzeri,e la breve finestra di bel tempo, non potevamo esimerci dall’effettuare una visita istituzionale in terra bianco crociata.

Partiamo con il favore delle 6 del mattino scansando egregiamente il traffico fino all’altezza di Como, dove un veicolo fermo ci costringe ad un tour nel centro storico per svalicare attraverso la frontiera vecchia. Perdiamo una mezzoretta, ma recuperiamo ogni minuto in un multiplo di centimetri di fresca farina man mano che ci avviciniamo alla meta della giornata: Splügen. Vediamo che le recenti nevicate lasciano ancora pelate le coste del Pizzo Uccello (recentemente visitato sugli sci) ma la situazione cambia quasi repentinamente all’altezza di Hinterrhein dove il magnifico Chilchalphorn (o Tiptaphorn) si mostra ben coperto da una morbida e abbondante coperta di neve fresca.

Ammaliati dallo stupore per la prima vera vista di un panorama invernale dall’inizio della stagione ci ritroviamo nel parcheggio della posta di Splügen, dove lasciamo riposare il fido Kangoo-ro. La meta di oggi è lo Schollenhorn, e ci lasciamo guidare dalle righe di una relazione trovata online con tanto di immagine del percorso (or so it seemed).

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Partiamo quindi attraversando il paese con gli sci in mano, da subito l’abbaglio dei tetti carichi di neve, e delle viette innevate suscita in noi il desiderio di calzare gli sci all’altezza del centro, ma resistiamo e cerchiamo l’attacco della salita quasi perdendoci tra le vie del paese. Fortunatamente una signora, forse mossa a compassione, si affaccia dalla finestra per spiegarci da dove salire. Seguiamo l’indicazione ad arriviamo ad un passaggio da favola sotto un arco che unisce due baite conducendo sulla dorsale dello Stutzbach. Qui la passione prende il sopravvento, e complici le ombre calziamo finalmente gli sci per risalire.

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Siamo i primi sia della giornata, sia dalla fine delle nevicate. Tutto è candido e ovattato, non troviamo tracce se non quelle di qualche lepre, e questo significa che con gli occhi a fiocco di neve dobbiamo tracciare noi la via attraverso la gran quantità di centimetri di farina caduta negli scorsi giorni.

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La direzione da seguire è quella di una strada che sovrasta il paese verso gli alpeggi di Stutz, la raggiungiamo a colpi di pertichette ed il riscaldamento diventa un incendio nel giro di pochi passi. Ma la bellezza di questi luoghi è terribilmente invitante, e nonostante la fatica ci alterniamo nella tracciatura arrivando ai primi alpeggi.

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Risaliamo verso l’ultimo gruppo di baite dell’alpeggio e qui incontriamo il grande dubbio dell’avventura. Avremmo dovuto aspettarcelo vedendo che dalle tracce presenti anche una lepre si era ritrovata indecisa sulla direzione da prendere nel vedere la palina segnavia.

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Qui rileviamo che la salita verso “sinistra” o Sud-Ovest sembra condurre a dei pendii decisamente troppo ripidi per essere “l’ampia valletta” descritta nella relazione in nostro possesso, mentre il crinale che procede sulla “destra” o Nord sembra condurre ad altre baite e pendii più dolci. Dalle poche righe in nostro possesso immaginiamo di essere arrivati a Stutzalp, dove la relazione consiglia di andare a Sud-Ovest, ma rilevando l’elevato rischio del pendio decidiamo di seguire verso Nord in direzione delle baitelle lontane. Solo a posteriori (ovvero circa esattamente ora mentre sto scrivendo) rilevo che quelle baitelle erano ancora parte di Stutz, mentre Stutzalp è effettivamente quella manciata di baitelle che si vedono a Nord e che nel frattempo puntiamo.

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Arrivati qui decidiamo di risalire verso Sud-Ovest, raggiungendo una cima minore a quota 2440 che non viene neanche battezzata sulle cartine in mio possesso. Considerato che questo per noi era lo Schollenhorn, mi arrogo il diritto di ribattezzarlo Solahorn, in grazia della sola che ci siamo rifilati più che felicemente visto che a furia di batter traccia le gambe iniziano a chiedere pietà.

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Fermiamo qui gli sci e veniamo accolti dal padrone di casa, una maestosa aquila che compare dal nulla nel silenzio di questi candidi pendii. Si avvicina volando sopra di noi come cullata da un vento che facciamo fatica a sentire sulla pelle sudata, ci squadra dall’alto nel prendere quota e poi, sempre nel silenzio, si allontana fino a diventare prima un puntino e poi solo un ricordo, immortalato in qualche foto fatta nella fretta dello stupore.

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Seguono una manciata di gracchi (per gli amici: sgurbat) e decidiamo quindi di immergerci nella farina che tanto a lungo abbiamo sperato spalato fino a questa neobattezzata ante-cima.

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Come inizia la prima scivolata capiamo subito di essere di fronte ad una situazione da sogno, la polvere è perfetta ed abbondante ovunque, non ci sono croste, lastre, nulla di tutto ciò che ci aveva tenuto compagnia dall’inizio della stagione. Scivoliamo disegnando ghirigori su queste morbide coperte di neve nel silenzio più assoluto, non uno scricchiolio o una strisciata sul ghiaccio. Sembra un sogno e purtroppo come ogni sogno arriva alla conclusione quando raggiungiamo la strada incrociata in salita.

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Decidiamo però di tornare a dormire per sognare ancora un po’, e quindi la ripercorriamo battendo in discesa una via che percorre tutta la strada fino a trovare un bivio che segna un sentiero estivo verso Splügen, attraverso un boschetto. Sogno nel sogno ci regaliamo questi ultimi istanti di candida felicità attraverso un bosco che conduce alla strada centrale, ancora coperta di neve ben compatta. Non ci togliamo gli sci e raggiungiamo la macchina facendo sprizzare invidia da tutti i pori dei fondisti che si allenano nella pista confinante.

Potete scaricare la nostra traccia cliccando qui
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Stay tuned!

 

 

2 pensieri riguardo “Sola-horn

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