In utero

Un po’ accaldati decidiamo di tuffarci nell’accogliente Engadina e nei suoi -19 gradi, verso il concatenamento di due cime attigue.

Il rischio valanghe era rimasto alto anche nei giorni successivi alla recente spolverata in zona Spluga ed il meteo sembrava promettere qualche schiarita nella zona dell’Engadina al caro prezzo di un risveglio rinfrescante. Carichi di picca e ramponi ci avviamo sempre con il favore delle tenebre verso casa dei cugini cioccolatai.

Nel vedere i pendii carichi di neve optiamo per una gita conservativa con l’idea di concatenare le cime del Piz Arpiglia e del Piz Uter, ramponi e picca rimangono in macchina e ci dirigiamo quindi per il versante Sud della vallata. Alle ore 8:30 approdiamo in un’affollatissima Resgia dove scopriamo essere in partenza una tappa della Visma Ski classic, ovvero 65km di sci di fondo per un ben nutrito manipolo di appassionati. Come pesci fuor d’acqua in un mondo di sci bidimensionali estraiamo le nostre assi di legno e tra un tremore ed un congelamento ci avviamo verso l’agognata salita, non che bramiamo la fatica ma l’attività fisica sembra essere l’unico modo per combattere il freddo pungente di questa temperatura primaverile del mondo negativo.

Attraversiamo (con il benestare di un controllore di gara) la pista da fondo per fiondarci in un panoramico e bucolico giro attraverso il bosco che sovrasta l’abitato. La traccia è ben marcata e tutto intorno è neve fresca che si presenta ben farinosa lasciando pregustare la possibilità di una gustosissima discesa.

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Scopriamo successivamente che il percorso appena fatto attraversa una riserva di fauna e che l’unico modo di percorrerla senza disturbare i veri indigeni è di seguire la traccia, emergiamo quindi senza pensare alla discesa tra questi alberi ritrovandoci in direzione di un alpeggio (Alp Arpiglia) che superiamo scollinando verso Nord, raggiungendo l’ampia dorsale che conduce alla prima cima della giornata.

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Lungo il tratto di piana i segni del vento si fanno sempre più evidenti e dal fondo emergono malcelate lastre di ghiaccio e riporti di neve a macchia di capriolo (dopotutto arriviamo da una riserva di fauna). Arrivati quindi all’attacco della vera salita calziamo i rampant per poter procedere in scioltezza sulla dorsale ben ghiacciata che regala brividi di freddo ed ottime immagini.

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L’ultimo tratto di salita prima della cima è un dribbling tra roccette emerse dalla neve ventata, per ora le lamine tirano un sospiro di sollievo mentre piantiamo le bacchette sulla cima dell’Arpiglia e facciamo la prima pausa della giornata guardando il possibile itinerario di discesa e studiamo la salita verso l’Uter.

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Perdiamo 60 (59 per dirla alla svizzera) metri quota imboccando la Fuorcla Giavagl e qui ricalziamo i rampant, purtroppo il vento ha ben eroso anche alcuni tratti dell’Uter e ripetiamo l’esercizio di slalom fino alla quota finale di 2905.

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Il panorama è come sempre mozzafiato ma anche il freddo non è da meno, scattiamo un Zelfie di vetta e discendiamo verso la forcella battezzando nuove aree degli sci che per ora speravano di esser state risparmiate dal flipper roccioso.

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L’ampia vallata che si estende verso Nord-Ovest sembra coperta al punto giusto, mentre il canale più interno e stretto risulta molto carico sui bastioni che ne fanno da mura. Seguiamo quindi l’alternativa più conservativa e godiamo finalmente di una buona dose di farina tipo H2O fino a circa 2300m, dove il manto si fa più pesante.

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Scendiamo attraversando in più punti il torrente Ova d’Arpiglia incontrando anche uno snowboarder un po’ accaldato che in dubbio tra un tuffo ed un semplice puccio si è fiondato nel fiume. Fortunatamente non è nè bagnato nè infortunato, ma solo sommerso. Una bacchetta arriva in soccorso e l’Uter partorisce nuovamente, ridando alla luce il ragazzo disperso.

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Racchettiamo per qualche minuto e giungiamo alla conclusione che la sciolina gialla sia vincitrice rispetto alla rossa ed anche al mix giallo-rosso. Forse non consideriamo il fattore zaino pesante ma per questa volta ci accontenteremo di aver passato la fatica arrivando in prossimità del boschetto di Nüd. Scendiamo faticando non poco a causa della neve che si rende sempre più pesante ma tra una ripartenza ed una malcelata fatica raggiungiamo la macchina felici e sciati.

Mettiamo in saccoccia una fantastica avventura ed il desiderio di progettare una nuova scalata sulla neve.. o si potrebbe dire una scalinata!

Stay tuned!


Traccia in formato .gpx disponibile cliccando qui

 

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Piz Arpiglia - Piz Uter.png

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