Qualcuno volò sul nido del Gipeto

Per riprenderci dall’asfalto dell’ultima sciata serviva un tour rigenerativo al paesino di Heidi, passando per la cima sovrastante.

Oggi vi aspetta un documentario fotografico un po’ anomalo, ero tentato dall’opzione in pieno bianco e nero ma ho ceduto in dirittura di fine scrittura aggiungendo un’unica immagine a colore. Enjoy.

Esuli da un ultimo weekend di asfalto e vento puntiamo alla fonte di tutti i freddi raggiungendo insieme ai più ritardatari dei frontalieri chiavennaschi il piccolo abitato di Plaun da Lej. Parcheggiamo di fronte ad un ristorante di pesce decisamente fuori budget data la nostra sponsorizzazione a carico della Caritas e subito ci ritroviamo circondati da pescatori locali intenti a montare le trivelle per la pesca dei famigerati salmonati svizzeri, che neanche sotto un metro di ghiaccio riescono a trovare pace durante l’inverno.

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Calziamo gli sci in tempo zero e siamo subito su una ben battuta autostrada bianca che risale un piccolo boschetto fino alle pendici di Grevasalvas. Qui, nei lontani anni ’70 le caprette fecero “ciao” immortalando per sempre la storia di Heidi sulla pellicola di Ralph Senensky che dopo aver diretto Star Trek ed Il Pianeta delle Scimmie aveva evidente bisogno di una vacanza. Per i nostalgici e gli amanti delle colonne sonore di quell’epoca (nel film si canta tra una lacrima e l’altra) cliccando qui potrete trovare la pellicola completa.

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Ma il sole sorge su di noi e con la fotosintesi arriva anche l’adrenalina nel trovare una giornata con ottima neve ed assenza di vento (prima volta nella stagione?), quindi cambiamo la mappatura degli sci ed entriamo in modalità “risalita” costeggiando la baita del nonno di Heidi e trovandoci di fronte al nostro primo problema della giornata: tracciare un canaletto o provare ad aggirare la bastionata che si stagli a di fronte a noi?

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Prevale l’istinto esplorativo e scoviamo un’eredità di traccia in un avvallamento vegliato da tacite bastionate che superiamo in scaltrezza galleggiando sui resti di una slavina ormai seppellita dalle nuove leve di fiocchi di neve.

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Sbuchiamo in un falso pianoro che raccoglie in una conca le gigantesche meraviglie di questo versante.

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Il Grevasalvas da lontano ci scruta mentre timidamente fiancheggiamo il menhir del Piz Materdell, di fronte a noi la dorsale (o cresta?) dell’Emmat e sullo sfondo il massiccio del Lagrev sembra bisbigliare “Try me out sometime

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Raggiungiamo l’attacco del tratto più verticale e cerchiamo di mitigare il dislivello scomponendo la salita con due ampi traversi arrivando all’inevitabile conclusione delle mezze misure togliendo gli sci per superare un salto roccioso difficilmente aggirabile.

Chiaramente per questa storia non renderemo nota l’identità del corsista che, in ogni caso, non ha mai fatto tale tratto e soprattutto non ha mai né tolto gli sci né salito a piedi l’ultimo tratto di cresta per sbucare sulla cima spazzata dal vento, né mai confermeremo o smentiremo le eventuali possibili voci che davano la figura di questo corsista come galvanizzato dall’esperienza e quindi ancor più motivato per il prossimo futuro sci alpinistico, che sempre e comunque non ha mai, né ieri e né per il futuro, contemplato tratti di salita più impegnativi di quanto prevedibile a norma di legge per un possibile corsista.

Ciò che invece renderemo noto è che nell’inutilità di queste cime, nella non necessità di questa fatica per la quotidiana sopravvivenza, è sì presente la pienezza di una natura  candida e atroce in questi bastioni innevati di sottili lame rocciose che si coprono e liberano dei morbidi fiocchi di neve spazzati da venti che senza sosta levigano e scolpiscono anche le cime che ancora nessuno ha mai sfiorato. A questo forse aneliamo risalendo queste cime, alla pienezza del vuoto che grazie a queste condizioni estreme riesce ad entrare nella quotidianità delle nostre vite sempre affannate tra altrettanto inutili, ma forse più vuote, preoccupazioni. Ed in questa calma travagliata ecco riaffiorare l’essenza del nostro peregrinare nel vedere un gipeto volteggiare a fil di cielo con la stessa eleganza dei fiocchi di neve che nel silenzio di questi freddi avvolgono anche i canali più tormentati.

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Stay tuned!


Traccia in formato .gpx disponibile cliccando qui

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