Febbre da cavalli

Cielo blu e montagne imbiancate danno facilmente alla testa, quale posto migliore di un antico pascolo per dar sfogo a questa passione?
Ecco, nessuno. Quindi… verso il Pian dei Cavalli!

Reduci da una giornata sulle piste con ancora i segni dell’allergia alla confusione pianifichiamo una lenta fuga in una valle che purtroppo non avevamo ancora considerato. L’idea iniziale è quella di seguire un giro ad anello per esplorare entrambi i versanti, ma ci concediamo il lusso di rivalutare la scelta in funzione di quello che troveremo poichè purtroppo le cime ed i versanti più esposti al vento appaiono ben spellacchiati.

Ci svegliamo con la dovuta calma di una domenica all’insegna del vagabondaggio, e raggiunta la località di Mottaletta calziamo gli attrezzi a pochi passi dal parcheggio. La strada risale lenta e a tornanti ben pressati di neve grazie al passaggio di motoslitte che anche nelle prime ore del mattino sfrecciano su queste strade riportando in valle profumi più tipici delle metropoli.

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Lo spettacolo del cielo terso invita a fermarsi, ma più saliamo più la neve migliora anche grazie all’esposizione Nord della salita. Ci alterniamo quindi tra pause riflessive e pause meditative (quando verranno a riprendersi questa roulotte?) fino ad abbandonare gradualmente la strada tracciata dai cingolati.

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Sbuchiamo quindi in un ambiente di candido deserto, con dune cristalline interrotte da sporadiche piante infragilite dall’inverno. Tra una valletta e l’altra affiora lentamente il terreno reclamando le dorsali più nette ed esposte al vento.

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Arrivati all’inizio del Pian dei Cavalli notiamo un piccolo promontorio che decidiamo essere la nostra meta di arrivo. Nel giro di due passi abbandoniamo l’inverno per il primo barlume di primavera anticipata e come lucertole esuli da un letargo durato troppo poco ci spiaggiamo al sole.

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Come Omero vengo stregato dal canto dalle sirene che in questo caso si incarnano negli alberi del bosco che ancora trattiene neve farinosa. Resisto per le prime curve e poi mi abbandono ad una lenta e morbida discesa silenziosa tra i rami di alberi addormentati sotto una candida coperta.

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Questa neve infiamma la passione e riaccende la voce del bambino interiore che grida “ancora una!” ed essendo domenica non gli si può negare una seconda partita.

Calzo ancora le pelli e risalgo lungo i tornanti, ma questa volta con passo più spedito perchè la normale benzina è caricata degli ottani di un entusiasmo fatto di polvere e silenzio. Scelgo un nuovo tratto, nuova provincia di quel bosco che accompagna la fatica della salita, qui ancora nessuna traccia ha segnato il manto forse a causa della maggior densità di alberi. Poco importa, la neve è lì a richiamare chi abbia voglia e sudore da scambiare con il suo candore quindi eccomi a disegnare una nuova melodia sul pentagramma morbido di questi cristalli segnati da note di lepri e volpi.

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Stanchi ma non del tutto proviamo a risalire il versante opposto, in cerca di un punto più elevato da cui poter vedere la cascata del “Salto del Nido”. La neve però è ben marcia ed appesantita dal torrido sole, quindi ci fermiamo nell’abitato di Stabisotto Sopra scorgendo solo sullo sfondo la cascata.

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Non manca nulla a questo momento, un’ottima giornata, il meritato riposo sotto i raggi del sole che abbronza e brucia, una fontana in secca come panchina e l’incantevole valle che si apre di fronte ai nostri occhi.

Nessuna cima “classica” o particolare per questa volta, ma forse una più lenta riflessione sul senso di questo girovagare che troppo frequentemente si confonde con la corsa alla cima più alta e mitologica. Sicuramente, dopo aver goduto di un solo piccolo assaggio della bellezza di questa valle, si insidia nel cuore il desiderio di ritornare più a lungo e per perdersi ancor più a fondo.

Stay tuned!


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Altezza1

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