Oh, Schilthorn!

Una cannonata, in tutti i sensi.
E non poteva essere da meno per farci svegliare prima dell’alba il primo maggio.Girovagando e ascoltando storie di valli incantate mi capita di cogliere alcuni nomi per poi segnarli su una piccola lista di “cose da fare”, cose ben più felici di quelle che solitamente si segnano su simili elenchi. Con il passare del tempo questi nomi sembrano fermentare e con essi il desiderio di vedere i panorami solo immaginati (o spiati da foto di altri).

La meta di oggi, lo Schilthorn, rientra nella categoria delle cime segnate su questa lista.

Una proposta a ciel sereno richiama il nome sepolto tra le righe dell’elenco e grazie a R. il desiderio si concretizza alle 5:40 di questa mattina, orario in cui partiamo dal ritrovo in direzione delle prime cime illuminate dall’alba. Il Rosa risplende in tutta la sua grandezza fratturando la linea dell’orizzonte mentre l’auto calca l’asfalto di un’autostrada deserta. Raggiungiamo il passo del Sempione in tempo per inaugurare il secondo parcheggio di Simplon, posto a ridosso della manciata di case di Nideralp.

 

Qui un gendarme dell’esercito svizzero ci avvisa che entro le 15:00 dovremo essere di ritorno a causa di alcune esercitazioni militari in programma nella valle attigua. Visto il monito decisamente convincente (nelle prove è contemplato un carro armato, just sayin’) partiamo senza troppi indugi in direzione del torrente Ritzibach, sepolto da uno spesso manto nevoso con solo qualche feritoia per consentire all’acqua di respirare e farci ricordare della sua presenza mentre lo attraversiamo.

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Il primo muro regala molta quota in poco tempo al modico pedaggio di una cospicua quantità di sudore; il sole inizia a scaldare e realizzo di essere in maggio quando, anche con i pantaloni areati, mi sento sciogliere più rapidamente della neve sotto le pelli.

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Lo sviluppo contenuto del tracciato fa si che in un batter d’occhio siamo subito oltre la prima fatica raggiungendo un comodo pianoro che lentamente si converte in una feritoia.

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Attraverso questa raggiungiamo una seconda piana dove tre piccoli laghi giacciono sepolti da un letargo nevoso e finalmente lo sguardo si libera di fronte allo spettacolo di un anfiteatro nevoso. Vediamo la traccia ben battuta dei tanti che si attardano in direzione Boshorn, ma non vi sono segni di passaggio nella nostra direzione.

 

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Fortunatamente il primo tratto di risalita da questa valle è in comune tra Schilthorn e Boshorn quindi sfruttiamo fino a quota 2350 l’incessante lavoro dei colleghi diretti nell’altra direzione. Da qui in poi il terreno è completamente vergine, nessuna traccia di vecchi passaggi è visibile grazie alle nevicate delle scorse settimane, oltre allo sguardo si libera anche la mente e disegniamo su questa tavolozza screziata dalle pieghe del vento la nostra salita.

Arrivati al cospetto dell’ultimo tratto ripido siamo costretti a calzare i rampant per passare in sicurezza una gobba ghiacciata. Al culmine di questa appare in tutta la sua bellezza una frastagliata cornice a coronamento della cresta finale.

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Aggiriamo l’ultima conca per portarci all’attacco della dorsale, la neve qui è molto calda a causa dell’esposizione ma consente comunque di raggiungere in sicurezza la vetta e l’agognato panorama.

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Alle ore 11:20 perdiamo lo sguardo sulla Nord del Fletschorn, sul Senggchuppa e la sua calotta sempre più magra. Il cielo limpido ci permette di stendere lo sguardo fino all’Oberland ed ecco riaffiorare dalla lista i nomi di tante altre mete solo sognate.

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Inizia a farsi sentire un po’ di caldo anche in vetta quando decidiamo di ridiscendere.

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La cresta resta sempre molle ma come ci tuffiamo sul versante Nord la musica cambia in una sinfonia di neve trasformata con una pellicola di qualche centimetro di rammollimento.

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Quanto basta per portare a casa un’ottima sciata senza troppe fatiche. Solo negli ultimi pendii l’effetto del caldo si fa sentire a gran voce, in alcuni tratti il nostro passaggio smuove i centimetri di neve depositati recentemente e come un tappeto li vediamo scorrere a valle mentre osserviamo i nostri ricami di discesa.

I versanti, qui, sono ancora ben imbiancati…

Stay tuned!


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