OSA et sudant

Se tutte le relazioni sconsigliano il periodo estivo, un motivo ci sarà.
Vero?
Dopo un mese di silenzio dove ad assorbirmi è stato il bianco di un vestito piuttosto che il solito manto nevoso, eccomi riemergere sui pendii delle tanto (ingiustamente) trascurate montagne lecchesi.

Dall’ultima via di arrampicata, datata ottobre 2018, mancavo sulla roccia da ormai troppo tempo ed il buon P. da qualche giorno proponeva una salita superclassica nella zona di Valmadrera. La cresta O.S.A. (Organizzazione Sportiva Alpinisti), circa 500 metri di risalita lungo un numero non ben definito di lunghezze con ben un chiodo e qualche sosta casualmente distribuita lungo il percorso. Praticamente tutta da attrezzare, mai provata da nessuno dei due e soprattutto sconsigliatissima in estate per via dell’esposizione Sud, che la rende un perfetto solarium dalle prime luci dell’alba.

Ci è sembrata dunque un’ottima idea, considerato il frescore degli ultimi giorni, andare a sudare acqua e sangue sopra Valmadreda. Eccoci quindi alle 6 di mattina sfrecciare verso le montagne in braghe corte e con zaini da sherpa nel baule. L’istinto di conservazione sfida la gravità e portiamo con noi così tanta ferramenta da poter attrezzare l’intero Fitz Roy.

DSCF3159.JPG

Dal parcheggio iniziamo a percorrere il sentiero numero 6/7 e risaliamo per circa un’ora nel sottobosco che conserva ancora un po’ di frescore notturno. Lungo questa via troviamo una freschissima sorgente, unico punto di appoggio per approvvigionare acqua, e poco più avanti una manciata di casupole utilizzate in passato dai pastori locali per la conservazione del latte e la pastorizia.

DSCF3109_2.jpg

P. mi illumina sulla recente storia di questi pendii, un tempo completamente ricoperti da pascoli erbosi, poi abbandonati e divenuti foresta a causa del progressivo abbandono del settore primario in favore di secondario e terziario.

DSCF3163.JPG

DSCF3165.JPG

Immaginare questi pendii sotto altre spoglie distrae la mente dal progressivo scioglimento delle membra, ma la distrazione dura poco e termina brutalmente nel momento in cui raggiungiamo l’attacco della via. Siamo già sudati e cotti a puntino, e nessuno dei due brama oltremodo l’onore di essere il primo nel comando alternato. Ci giochiamo l’apertura della via a “pari o dispari” e fortunatamente P. guadagna il  battesimo.

DSCF3115_1.jpg

Per i primi tre tiri seguiamo a menadito la relazione scaricata e diligentemente memorizzata, ma ci accorgiamo ben presto che il terreno è tale da concedere un po’ di morbidezza circa la divisione delle lunghezze. Complice anche l’assenza di alcun attrezzaggio fisso iniziamo a percorrere una nostra interpretazione di questa cresta, mischiando ed unendo alcuni tiri per perdere meno tempo nelle manovre di recupero data la crescente temperatura.

DSCF3169DSCF3170

Uno dei passaggi chiave riportati sulle varie relazioni è un breve tratto di camino, culminante con un sasso incastrato che funge da assicurazione e monito. Superato questo passaggio (un po’ lucidato negli appigli più evidenti) emergiamo nuovamente sul filo dell’ampia cresta e dato l’entusiasmo decidiamo di regalare un dado alla montagna, che di risposta ci grazia con una leggera brezza.

DSCF3172.JPG

Concludiamo il capitolo del camino raggiungendo un tratto boschivo che ci conduce alla base dell’ennesimo salto roccioso. L’arrampicata su questa cresta è molto frammentata ed i tempi si allungano a dismisura, soltanto verso l’ora di pranzo raggiungiamo le ultime due lunghezze, senza capire se il profumo di grigliata che sentiamo sia un’allucinazione data dalla fame o il profumo della nostra carne che si abbrustolisce al sole.
Alternandoci tra roccia gialla (marcia) ed ottime lamette raggiungiamo la passerella che conduce alla vetta.

DSCF3174DSCF3175

Un ponticello stretto ed aereo unisce la cresta al resto della montagna, dove ad attenderci non abbiamo paparazzi o giornalisti ma un nutrito gruppo di pecore; salutiamo con un amichevole verso ma veniamo ricambiati soltanto dal loro lento ruminare. Lente, calme, placide si gustano l’ombra mentre nel nostro godere del panorama siamo subito ripresi dagli orari e dalle scadenze della nostra vita frenetica.

DSCF3176

DSCF3177

DSCF3178

Oltre all’orario galoppa anche la fame, gustiamo la cima ed il panorama offerto sui laghi in pochi minuti per poi precipitarci verso valle.

Sulla falsa riga di quanto fatto per le gite sciistiche ho registrato il tracciato gps. Più che per la salita in sè può tornare utile per il sentiero di discesa poichè come per tutte le montagne della zona esistono più sentieri, a vario livello di labirintismo, in grado di portare al punto di partenza.
Noi abbiamo scelto di scendere per la via più rapida, arrivando alla Bocchetta di Sambrosera e di lì scendendo lungo le evidenti tracce su terreno scosceso. Non una discesa entusiasmante per via del terreno, ma sicuramente la più rapida.

Qui trovate la traccia in formato .gpx

map.jpg

Ed di questo mese di silenzio?
Leggerete presto di leoni, elefanti, tende e jambo jambo.

Stay tuned!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...