Bollini sulla Segantini

Una mezza di conserva e qualche dado un po’ di fortuna, agitare bene coprendo con nuvole sul finale ed ecco a voi il cocktail perfetto per assaporare questa cresta a fine luglio.

Complici un po’ di prove con Da Vinci Resolve, questo articolo avrà più video che altro. Cose brevi, piccole scene e momenti rappresentativi della scalata nelle condizioni della giornata, anche perchè il portatile soffre non poco il 4k e fare video oltre i 30 secondi rende il processore un piccolo reattore a fusione nucleare; sicuramente non piacevole con queste temperature. La piccola Osmo Action regala grandi emozioni nella sua prima uscita tecnica, la comodità di avere un oggetto grande quanto un bancomat in grado di fare 4k e slowmotion 8X (da testare questo inverno nelle prime polveri) la rendono un’ottima aggiunta a completamento del kit fotografico.

Detto ciò, iniziamo:

Deve essere esistito un Pollicino anche nella zona delle Grigne.

È l’unica spiegazione per poter giustificare la presenza di bollini rossi fin sopra le cime della cresta Segantini. Questi segni rupestri, citati nelle guide e misticamente descritti dai prodi che hanno risalito queste guglie ci hanno incuriositi a tal punto da farci alzare di buon’ora anche in un sabato mattina.

Mossi da un sano spirito archeologico, parto da Civate alle 6 e qualcosa insieme a P., artefice e propositore dell’odierna salita.

Raggiungiamo Pian dei Resinelli assieme ad altri che come noi non apprezzano il sapore del riposo mattutino nelle fresche mattinata di luglio. Costeggiamo il Porta e ci spostiamo lungo il versante Ovest dell’ampia dorsale. Qui iniziamo a percorrere la Direttissima, storicamente il modo più rapido per raggiungere il rifugio Rosalba dal Pian dei Resinelli appendendosi a qualche scaletta e sgusciando fuori da un bellissimo camino troppo comodo per richiedere passi di arrampicata, troppo scomodo per poterci passare indenni a piedi. Non risalivo questo sentiero dal lontanissimo 2014, quando insieme a L. ci perdemmo rovinosamente a poca distanza dall’uscita del camino risalendo per canaloni di sfasciumi e seguendo le creste fino al rifugio Rosalba. Di quell’impresa rimangono alcune foto storiche ormai archiviate per dovere di cronaca ed una dolce nostalgia di anni più leggeri.

Senza fare in tempo a digerire la saudade eccoci sbucare fuori dal bosco di confine lungo la bellissima dorsale che ci conserva in ombra regalandoci un panorama mozzafiato sul lento risveglio del lago. Qui sentiamo alcuni rumori familiari e colgo l’occasione per testare il nuovo giocattolo: inizio a riprendere, tengo la telecamera davanti a me ed ecco il primo incontro ravvicinato della giornata.

Non fosse stato per l’evidente giovane età, avremmo potuto pensare che fosse di rientro da qualche festa della ruminata. Ma dati gli evidenti segni di gioventù ben al di sotto di ogni legal age per ruminate notturne e feste di corna, daremo per certo che questo scorrazzare mattutino sia dato da un pigreggiare prolungato sotto al cespuglio notturno. Mentre il delirio si fa più forte giungono pioli e catene a ricordare il motivo di questo nostro essere qui. Non ci imbraghiamo ancora, per quello attenderemo il colle Valsecchi, ma infiliamo la testa nel casco iniziando la parte più attrezzata di Direttissima.

Sbucati anche dal camino raggiungiamo il bivio che cinque anni fa ci fece risalire verso l’ignoto.
Fortunatamente P. richiama all’ordine e proseguiamo (inauguriamo nel mio caso) l’ultimo tratto di sentiero che conduce fino al colle. Costeggiamo guglie la cui fama riecheggia anche tra i non habitué della montagna, e tra una Civetta, un Fungo ed una Mongolfiera in lontananza raggiungiamo l’ultima indicazione per l’attacco della Cresta Segantini.

Questa volta ci imbraghiamo per davvero, con tutta la ferramenta appesa, corda ben legata, scarpette pronte all’uso ed una sana dose di entusiasmo da “prima volta”. Il camino iniziale si rivela migliore del previsto portandoci a decidere per una conserva invece che una più rigida progressione alternata.

DSCF3194_2.jpg

Liberi da questo vincolo setacciamo con lo sguardo i pinnacoli alla ricerca dei famosi bollini rossi che a volte risplendono come fari nell’oscurità, altre ci ingannano facendoci pirlare sulla cima di qualche guglia. Chissà se anche nel lontano 1905, quando venne risalita dal basso per la prima volta dalla cordata Moraschini e Clerici, era d’uso pirlare su queste guglie interrogandosi sulla direzione migliore.

Raggiunta la cima ci scontriamo con l’affollamento tipico del luogo. Purtroppo, con i grandi numeri arrivano anche i grandi geni. Vince il premio della giornata una ragazza intenta ad utilizzare la croce di vetta come un palo da pole dance, facendosi fotografare dal padre mentre con le gambe all’aria mostra il lato più profondo di sè stessa.

La montagna è di tutti.
La montagna è di tutti?

L’emozione della salita riesce fortunatamente ad allontanare i brutti pensieri e le brutte immagini. Dopo una barretta dietetica condivisa siamo pronti per portare di nuovo i piedi per terra, pensando già alla prossima meta.

Stay tuned!


Traccia in formato .gpx disponibile cliccando qui

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