Inforcare

/in·for·cà·re/
L’atto del salire in sella e sfrecciare verso la neve appena questa si palesi.
Attività imbrigliata da maggio per amori di forza maggiore, finalmente liberata.

Se l’anno scorso aprire la stagione al 17 di novembre sembrava un qualcosa di magnifico tanto da richiamare il sempre grande Tchaikovsky, questa volta le pelli hanno guadagnato ben una settimana di vantaggio.

Complici le buone nevicate che nella scorsa settimana hanno fatto ricordare a tutti quali siano le medie del periodo, l’Engadina si è risvegliata alla serata di sabato con una discreta quantità di neve fresca per sotterrare di circa mezzo metro foglie colorate ed aghi di pino ceduti al vento. Sabato un rapido lifting di sciolina per risvegliare la soletta ed alle 4:00 del mattino di questa domenica novembrina la sveglia ha suonato la carica verso una stagione 2019/2020 che si apre con grandi aspettative e progetti.

Il menù della partenza si è ormai consolidato dagli scorsi anni in una manciata di biscotti consumati in piedi mentre l’acqua per il thermos si scalda. Una campanella nella notte ed ecco il prodigio del calore in pochi secondi trasformarsi in scuro e caldo tè per riscaldare le membra.

Il viaggio passa con la velocità di un sogno, cullato dal buio della notte che regna fino al primo crepuscolo dopo il passo del Maloja. La stazione di St. Moritz segna una temperatura negativa rispetto alla massima giornaliera di casa. Penso che forse anche in Svizzera i termometri ogni tanto possono fare cilecca, ma quando la portiera si apre ed il nudo piede deve cambiarsi d’abito ecco arrivare come un treno in faccia il verdetto del corpo: siamo davvero a -13

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Il sole non ha ancora raggiunto nemmeno la cima delle più alte vette dell’orizzonte ma a stare fermi il sangue non riesce a scaldarsi.

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Il primo suono di chiusura degli attacchi di ogni stagione risuona come la colonna sonora di un supereroe che si risveglia dal sonno. Basta quel Click per far ribattere il cuore in un allegro moderato che in crescendo mette a regime gambe e corpo. I primi passi compattano una decina di centimetri di neve ancora fresca, forse portata dal vento notturno sopra la traccia calcata dai tanti che già nella giornata di ieri si sono riversati su questi pendii.

Ammetto a me stesso di essere ignorante su questi pendii quando invece che seguire il sentiero che risale morbidamente nel bosco taglio dritto seguendo i cannoni per neve artificiale in direzione della cima. Un gattista in cambio turno mi fa notare che esisteva una via più morbida (a stento nasconde il termine intelligente), ma ormai sono quasi a metà di questo pendio, e decido di continuare anche se grazie all’azione dei cannoni il soffice manto originale è ormai coperto da una spessa fetta di neve ghiacciata e crostosa.
Primi metri dolciamari, ma più in alto mi hanno promesso neve fresca, e quindi non mi perdo d’animo.

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Superato il tratto meno intelligente morbido si apre un ampio canale da cui spuntano piccoli pini e sommità di sassi. Risalgo la traccia regalata dagli spalatori di ieri e facendo un lungo tratto pianeggiante arrivo poco sotto il primo arrivo della funivia. Anche qui i cannoni funzionano probabilmente dalla notte scorsa, rendendo una vera pena la risalita fino a quota 2300 circa.

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Da qui in poi il passaggio di un gatto ha tritato tutta la neve fresca e traccia della giornata precedente. Salgo quindi zigzagando sulla traccia battuta alternando tratti di neve fresca a pezzi più lunghi di neve crostosa fuori pista (still, grazie cannoni) e tritata dai gatti.

Umore e condizioni migliorano nettamente intorno ai 2500, da qui i cannoni sono spenti e sopravvive la traccia precedente con qualche ricamo sulla morbida coperta di neve.

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Dal Lejin Magnetit si vede il Fuortschellas, incastonata in un trono di bastionate la linea della montagna si interrompe con una piccola conca in cui è stato incastonato l’arrivo della funivia. Sulla destra riprende la corsa verso il cielo di questo crinale, adesso più morbido e modesto. La traccia sale tenendo sulla sinistra lontana l’impianto, culminando in una coppia di risalti a quota 2338.

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Sbucare su questi tondeggianti cucuzzoli ha nuovamente il sentore del supereroe, che si ricarica con i raggi del sole, finalmente investito dal calore del sole celato durante tutta la salita.

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La vista è magnifica e magnetica. Lo sguardo vola al di sopra della lontana coltre di nuvole fino a perdersi dopo 160 km incontrando in lontananza Weissmies e Monte Rosa, che sbucano sull’orizzonte lontano. Tutto intorno è bianco ed ovattato, finalmente. Mangio un pezzo di formaggio e mi preparo per scendere. Non mi entusiasma l’idea di passare sui cumuli di neve artificiale, quindi scelgo di tenermi sempre il più possibile fuori dalla futura pista, si potrebbe considerare un fuoripista a priori.

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Dalla cima fino ai 2500 è pura gioia e farina, da lì in poi una continua ricerca della neve “pura” con divertenti slalom nei boschi imbiancati.

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Se questa sia la premessa per una grande stagione o meno lo sapremo insieme solo attraverso le pagine di questo sito.
Per ora il primo, positivo, segnale c’è stato.

Stay tuned!


Traccia in formato .gpx disponibile cliccando qui

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