Lunghin et bianchin

Mezzo metro di neve non bastano a fermare i nostri trattori, ma la voglia di portare a casa la pelle si. Cronache di un’avventura ben sudata in quel di Maloia.

Da ormai troppi giorni vedevo cadere copiosa la neve sui pendii delle zone “di casa” ed era giunto il momento di andare ad assaporare il primo vero giorno d’inverno in una cornice ben imbiancata come prevede il protocollo stagionale.

P. decide di seguire la proposta del Lunghin, ed alle 6:30 circa partiamo da Civate imbroccando la SS36 al primo colpo. Il meteo per oggi dava da subito schiarite ed eravamo così certi nel nostro bollettino che soltanto l’autorevole voce della barista di Chiavenna ha potuto darci un primo fulmine a ciel sereno: i gattisti (italiani) di St. Moritz prevedevano nevischio in mattinata. Scossi ma non intimoriti dall’eventuale aggiunta di centimetri al già spesso manto morbido ci avviamo verso la macchina.
Secondo fulmine a ciel sereno: la ruota posteriore è a terra.
La nostra pazienza si avvicina al medesimo livello ma non demordiamo, ed alle 8 di mattina circa siamo nel parcheggio della rotonda a montare il ruotino.

Ripartiamo verso la frontiera sperando che il cugino di dogana non metta in discussione la nostra scelta di tuning, e fortunatamente si limita a chiederci direzione, durata permanenza, e se avessimo niente da dichiarare.

Deludiamo anche il cugino dicendo che i dobloni sono rimasti a casa e risaliamo i tortuosi tornanti del passo del Maloia. Ci avviciniamo infine alla prima meta con passo di pellegrino (pag 17, evidentemente non casuale) e raggiungiamo il parcheggio stranamente desolato e popolato solamente da un altro italiano, che fuma in macchina e non accenna a scendere.

DSCF4150_1

Timorosi sul vicino della portiera accanto calziamo rapidamente gli scarponi e ci avviamo non altrettanto rapidamente verso l’inizio della vera salita (quella con gli sci ai piedi). Peccato che la traccia sia già dimenticata nonostante la giovane età, e vaghiamo qualche minuto per il paese fino a quando un gentile paesano ci indica la via. Tagliamo quindi per un accumulo e raggiungiamo la strada che, questa volta per davvero, ci conduce all’attacco della traccia.

DSCF4152

DSCF4155

Peccato che i 50cm di neve fresca siano tanto belli quanto distruttori di tracce, e realizziamo da subito quanto la giornata odierna sarà devota alla sofferenza sotto varie forme: sudore, sprofondamenti, pertichette.

DSCF4159_1

DSCF4165

Attraversiamo un primo avvallamento scavato da un torrentello parzialmente ghiacciato con il timore di finire subito a mollo, ma il fondo è inaspettatamente molto portante ed a meno di qualche imprecazione nel risalire la sponda opposta riusciamo a passare indenni questo primo passaggio. La traccia corretta proseguirebbe sulla direzione del sentiero estivo, ma a quota 1945 m decidiamo che per noi la guerra non è ancora finita e ci dilettiamo in una serie di pertichette che ricamiamo in gran fatica nel mezzo metro di neve che si fa ancor più spesso dove il vento ha deciso di accumularne per scorta.

DSCF4188

DSCF4238

DSCF4247

DSCF4244

Concluso questo primo strazio attraversiamo un inaspettato tratto di minor pendenza per riportarci nuovamente sulla traccia estiva, che questa volta proviamo a seguire per qualche minuto.

DSCF4178

Dinanzi a noi si erge una bastionata rocciosa che si mostra poco invitante da qualsiasi lato la si voglia superare con questi accumuli. Dopo esserci rifocillati, forse complice l’input di carboidrati ed altri zuccheri, scorgiamo una possibile via d’uscita da questo problema di pendenze. Stacchiamo nuovamente dalla traccia estiva ed in men che non si dica riprendiamo a perticare.

DSCF4232

DSCF4236

DSCF4231

Qualche zona di accumulo non sembra rassicurante, e quindi pieghiamo seguendo le linee di minor pendenza, in una traccia (improvvisata) che di minor pendenze ha poco nulla. Sbuchiamo finalmente di fronte alla leggera depressione che ci condurrà al lago Lunghin, che ancora però non riusciamo a vedere.

DSCF4214__1

DSCF4228

DSCF4222_1

Il finto pianoro che risaliamo alle spalle della bastionata evitata è l’ultima fatica della giornata. Giunti al lago, ben coperto da almeno un metro di neve, decidiamo di scendere e non proseguire verso la vetta del Lunghin. Il sole che lentamente scalda lo spesso manto nevoso, i pendii che purtroppo non si sarebbero abbassati per noi, e la discreta fatica fatta fino ad ora spalando neve per 7 chilometri e 700 metri di dislivello sono un deterrente più che efficace per spingerci a tornare indietro.

DSCF4224

La discesa conserva il carattere faticoso della salita grazie a qualche scalinata iniziale fatta per superare l’ultima valletta, ma da lì in poi è pura ovatta.
Siamo immersi in così tanta neve che dobbiamo tenere il peso del tutto all’indietro per non affondare fino alle ginocchia mentre sciamo. ed anche in questo caso riusciamo comunque a muoverci senza troppa fatica. Chiaramente più scendiamo più la neve si appesantisce, ma il silenzio di queste lamine che scorrono  è qualcosa di indescrivibile a parole.

Ecco perchè, come regalo di Natale, anche per questo articolo avrete un video

Ora bisogna aspettare che la ricetta per una buona stagione si concluda: i grossi accumuli hanno dato un ottima possibilità di fondo a queste montagne, e la risalita delle temperature potrà cuocere per bene i tanti centimetri per ricavarne un ottimo strato di fondo, ma solo se nei prossimi giorni avremo un vero freddo invernale.

Forse saranno i 50°C australiani, o forse l’aumento fuori scala di metano, o senza andare troppo lontano le nostre stesse emissioni quotidiane in Europa.
Certo è che su questi fatti (non teorie o supposizioni) il pronostico non è sicuramente dei migliori, e se non iniziamo a cambiare il nostro modo di vivere e sfruttare queste risorse, tra poco tempo di questa neve non rimarranno che foto e ricordi.

Stay tuned!


Traccia in formato .gpx disponibile cliccando qui

E grazie ai potentissimi mezzi di Fatmap

https://fatmap.com/routeid/552273/Lake_Lunghin

Cliccate sulla traccia e divertitevi a girare, zoommare, e pirlare più di quanto abbiamo fatto noi su quei pendii.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...