Valser und sudens

Classica meta “a torto poco frequentata” scoperta come ripiego e gustata, sudando, dall’inizio alla fine.La giornata era partita in modo rocambolesco, ovvero trovando zero centimetri di neve a Sufers e quindi rinunciando al Piz Vizan Pingt, inizialmente contemplato come meta della giornata.
I più eroici potrebbero notare che non vi sono limiti al portage e che in una buona mezzoretta di camminata sci in spalla ci saremmo finalmente ritrovati nel sottobosco con qualche chiazza di neve, ma l’idea di portare a spalla gli sci nella data del 12 gennaio è un pensiero che ci ha disturbato non poco, portandoci quindi a cercare un’altra meta.

Venendo dal S. Bernardino avevamo notato qualche traccia di neve a bassa quota nei paesi precedenti, e quindi tornati a Nufenen ed ai suoi -10°C abbiamo scorso le cime in una conta sommaria cercando di trovare una valida alternativa.
La scelta è ricaduta su una cima dapprima sconosciuta, poi ragionevolmente identificata nel Valser Horn.  Data l’ora già tarda (9:30 passate) la mozione è stata accettata all’unanimità nel giro di pochi secondi, ed in altrettanti siamo partiti con gli sci ai piedi surfando tra le poche e sottili chiazze di neve che dal paese si stiracchiano verso l’alto.

DSCF4500-1

DSCF4608

DSCF4611

La traccia, dedotta al momento della partenza, risale lungo l’ampio costone che raggiunge Tallialp dal paese. Purtroppo le condizioni di innevamento sono, ad oggi, pessime fino a quota 1950, dove finalmente le tante macchie bianche si uniscono in modo uniforme.

DSCF4607

Poco dopo Tallialp un risalto più affilato si camuffa da cresta e si lascia desiderare con la promessa di una scenica risalita, ma la scarsità di neve richiede svariati metri di portage. Decido quindi di rimanere un tutt’uno con gli sci e devio verso Est, scoprendo un deposito segreto di ottima neve trasformata al punto giusto. La scoperta ha il costo di qualche perdita di quota ma compensa con la bellezza del gli altri del gruppo risalire a fil di cresta.

DSCF4515-1

DSCF4520-1

DSCF4603-1

DSCF4599

DSCF4550

Tornato in quota utile inizia il lungo, lunghissimo e caldissimo traverso che in 45 minuti di sudore e sforzi asimmetrici porta al cospetto del versante est. La cima si nasconde tra piccoli risalti e sastrugi a tratti ghiacciati, ma una volta raggiunta permette di lasciar correre gli occhi sulle cime di mezza Svizzera.

DSCF4597

DSCF4554

DSCF4558

All’alba delle 14 circa giriamo gli attacchi ed attacchiamo la discesa; fino a Tallialp (oggi nostro riferimento), troviamo buona neve ben smollata dalle temperature primaverili, ma su fondo portante.

DSCF4568

DSCF4589

Da quota 2000 circa in poi ritorna l’incubo delle chiazze di neve ora anche peggiorato dalla consistenza simile allo strutto. Scendo quindi lungo la strada di neve battuta utilizzata da fondisti e slittini, dove sembra di essere in pista ma senza la tipica calca. Qualche scodata ed è già tempo di affrontare l’ultimo mostro della giornata, la discesa verso le macchine. Gli ultimi metri sono i più delicati perchè la neve non regge più, e bisogna studiare bene dove scendere per evitare di tatuare sassi e legni sulle lamine. Audentes fortuna iuvat ed entrambi gli sci se la cavano solo con un po’ di paura, tornando sani e salvi alla macchina.

Per essere il 12 di Gennaio si potrebbe tranquillamente dire che la situazione neve è critica, se non disperata. Ma non siamo soli in questa constatazione, basti pensare a cosa sta succedendo in Finlandia:

Di fronte a queste immagini, che danno un’evidenza così forte della realtà derivante dal cambiamento climatico, si può essere colpiti da una sensazione di impotenza nel rapportarci al disastro ambientale e climatico che imperversa attorno a noi. Ma lasciarsi fermare, farsi intimorire e rinunciare al voler combattere questa condizione non è un lusso che possiamo permetterci di avere. Se abbiamo a cuore la neve, l’esplorazione alpina, il piacere di scivolare lungo bianchi pendii ricamando fitte trame sui versanti delle nostre montagne, dobbiamo agire per restituire respiro al pianeta che è stato sfigurato dalle generazioni precedenti e che tutt’oggi stiamo continuando a distruggere.

E, tanto per cominciare, una prima parziale soluzione inizia limitando il nostro consumo di carne e derivati da allevamenti industriali, che contribuisce al 14.5% delle emissioni globali dei gas serra, ogni anno. È all’incirca la stessa quantità delle emissioni di tutte le auto, camion, aeroplani e navi messe insieme nel mondo di oggi. Fa figo prendere una Prius per sentirsi a posto con la coscienza, ma se ci ammazziamo di braciole dalla mattina alla sera forse converrebbe ridimensionare il proprio entusiasmo onanistico.
Ridurre questo impatto, non vuol dire solamente ridurre il numero di scoregge fatte all’anno dalle mucche, riduce anche tutto l’impatto trasversale dell’allevamento, che inizia quando le foreste vengono liberate per fare spazio alle fattorie e al bestiame, con tutto il conseguente rilascio di grandi quantità di carbonio nell’atmosfera, che riscalda il pianeta. Senza considerare i combustibili fossili utilizzati per far funzionare le macchine agricole, produrre fertilizzanti e spedire cibo in tutto il mondo, sempre generando emissioni.

in fondo, potreste anche dire che la neve è poca cosa, e che poco importa di salvare qualche sciata all’anno. Ma “se niente importa, non c’è niente da salvare”

Stay tuned!

Traccia in formato .gpx disponibile cliccando qui

E grazie ai potentissimi mezzi di Fatmap

Divertitevi a zoommare, ruotare e consultare la traccia in 3D, cliccando qui

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...