Tre magi e una nuvola

Sfighe, ardori e sortilegi sulla cima più magica del Sempione.

Dopo un’attenta e bibliografica analisi della letteratura sempioniana a cura del sottoscritto e P., ieri sera abbiamo ragguagliato G. sulla scelta di meta per la giornata odierna. Date le previsioni di una perturbazione in transito nella notte abbiamo dovuto rimandare a primavere da destinarsi la salita al Boshorn, puntando alla conservazione della propria scorza a discapito del panorama. Vista però la prevista persistenza di nuvolosità nella fascia nord/orientale abbiamo deciso di mantenere il Sempione, ma serviva una meta più sicura e rassicurante: nulla di meglio del Magehorn.

E così, a seguito delle attente bibliotiche analisi di cui sopra ci siamo ritrovati tutti e tre di buon’ora pronti a seguire l’astro della polverella (fenomeno mistico derivante da leggeri nevicate su fondo ben consolidato). Atterrati ad Engiloch veniamo baciati dai primi raggi di sole ed accarezzati dalle taglienti lame del Vento Matteo. Il parcheggio descritto nella nostra relazione era occupato da metri di neve, quindi torniamo al solito posteggio e da lì riprendiamo la strada nel tratto boschivo di Nideralp.

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Per l’occasione accademica e mistica P. oggi sfoggia protettori oculari utilizzati da Bonatti in persona, e probabilmente anche da Mosè prima di lui. Oltre la categoria quattro di quei filtri riesce comunque a scorgere una luna di tutto rispetto, che per la prima ora ci accompagna fino a sparire dietro i crinali di Schilthorn e Galehorn per poi andare a far risplendere altre notti. Nel frattempo noi lottiamo con il Vento cercando di risalire valli più protette, e sconfiggendo la gravità che vuole riportarci a terra, soprattutto nei brevi e nascosti tratti ghiacciati.

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Avvicinandoci al crinale di Hotossu, noto stregone della valle attivo nel quindicesimo secolo a cui si devono le caramelle Ricola ed il battesimo dell’attinente Tossenhorn, due camosci si palesano sopra un risalto roccioso. Forse in cerca di una fresca colazione hanno sconfinato fin qui, sicuramente si sorprendono della nostra presenza e decidono di andare a fare colazione in altre valli. Purtroppo non c’è mai un teleobiettivo quando serve. Sorpresi anche noi dall’incontro continuiamo a combattere contro la forza di gravità.

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Giunti al colle che delimita le valli riparate dal Vento veniamo investiti dal costante sibilo di una voce che ormai sta diventando sempre più familiare a queste quote. Mi intabarro fino a sopra i capelli e la marcia dei pinguini prosegue entrando in una più dolce ed incantata valletta, purtroppo caratterizzata da basse nuvole di passaggio.

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Un traverso con folate in faccia ci separa dalla speranza di una tregua con il Matteo, che oggi sembra più arrabbiato di quando il colonnello Procolo ne liberò le forze al costo della sua aerea libertà.

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Il Magehorn si lascia intravedere ad intervalli irregolari. Quasi timido si scopre al nostro sguardo mentre noi cerchiamo riparo alle sue ultime pendici. Serve bere qualcosa di caldo prima di avventurarsi tra le nuvole, soprattutto nel vedere che non vi sono segni di speranza per la nostra salita. Risaliamo la dorsale che compare alla nostra destra con scarse se non a tratti pallide condizioni di visibilità. DSCF4717

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Giunti alle pendici delle ultime rocce che costituiscono il versante orientale del Magehorn constatiamo che la nostra unica speranza di risalire per questa direzione è di mettere sci in spalla, armarci di picca e ramponi e sperare che dentro a queste nuvole vi sia anche la nostra cima. Valutato però quello che avremmo potuto rischiare in un’impresa di questo tipo decidiamo di perdere quota, e portarci sulla più classica e blanda (comunque non banale) traccia di risalita dal versante Sud.
Facciamo qualche saltello sul ripido pendio e siamo pronti a ripellare per svariate pertichette fino all’ampia cima.
Purtroppo il Vento non demorde e le nuvole continuano a volersi godere egoisticamente il panorama.

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Raggiunto il principio di congelamento e visto per ben qualche secondo il Sempione con la cresta del Leone sullo sfondo ci diciamo soddisfatti dell’impresa, e giriamo gli sci a valle pronti per scendere ed assaporare quella spolverata di neve notturna e riportata che si è lasciata pregustare durante la risalita.

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Ovviamente, appena inforchiamo il pendio più ripido le nuvole in quota si diradano e deridono la nostra scarsa fede.
Noi però abbiamo un ottimo tagliere che ci aspetta nella perla di Varzo: l’Antica osteria.

Caro Vento Matteo, la nostra rivincita sarà per un’altra volta.
Oggi, per noi, è già stato bello così.

 

Stay tuned!

Traccia in formato .gpx disponibile cliccando qui

E grazie ai potentissimi mezzi di Fatmap

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